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Ho letto la norma ECE-2205, sembra che sia abbastanza restrittiva, è alla pari della sharp forse ha qualche prova in meno ma comunque è arrivata prima di quest' ultima....

Non so la valutazione ma se è stato provato da questa potrebbe essere un prodotto di buona qualità, se non altro un prodotto europeo testato da un ente certificatore...

Speriamo sempre è di non doverlo testare sul serio noi....

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La norma ECE2205 è quella che consente la commercializzazione dei caschi in europa. Qualunque casco messo in vendita in europa la deve passare. Tuttavia se cerchi in rete, trovi come questa norma venga aggirata dai propduttori...

 

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Moderator

cioè ??

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Ho visto un servizio di "in sella" mi sembra, su queste prove, alcuni caschi in commercio presi a campione non passavano questa normativa...eppure erano in vendita lo stesso.....parlo di nomi quali ARAI, SHARK, marchi che fanno caschi anche per piloti di motogp....quindi....vi lascio pensare.....

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Moderator

Vabbè... allora non ha più senso niente!!

Allora perchè spendere di più??? per cosa ??

Mahhh !!!

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Moderator

Piccolo contributo per una miglior conoscenza della materia da un articolo di DUERUOTE

ciao

Pino

Casco in termoplastica: quale scegliere?

Si fa presto a dire termoplastica: ogni materiale usato ha caratteristiche e componenti differenti. E non tutti sono uguali. Ecco una guida per orientarsi durante l’acquisto

Certe volte dire che la calotta esterna di un casco è fatta in termoplastica viene visto come una “diminuzione” per i produttori di questo tipo di accessorio. Ma tra i vari materiali plastici è facile, per il consumatore finale, venire a capo di qualcosa. Quali sono le differenze tra i composti della calotta esterna? In questa guida vi spieghiamo tutto quel che c’è da sapere per orientarsi al momento dell’acquisto.

La famiglia dei termoplastici

Tutto quello che può essere modellato a seguito di trasformazione legata a fusione è definito termoplastico . Si tratta di una macrocategoria che raccoglie materiali diversi, dal polipropilene (quello usato per i recipienti dell’acqua, per indenderci) fino al policarbonato. I materiali termoplastici che, per caratteristiche tecniche e meccaniche, vengono usati nella produzione di caschi sono fondamentalmente due. Da un lato c’è l’ABS , usato per i caschi di fascia media, dall’altro il policarbonato che ha caratteristiche meccaniche superiori all’ABS. Per i prodotti di fascia bassa invece viene usato il SAN (che è un ABS con basso contenuto di butadiene).

Differenze e peculiarità

Quali sono le differenze tra i due? In linea generale, il policarbonato costa di più e pesa di più dell’ABS . Inoltre il policarbonato va stabilizzato ai raggi ultravioletti (mentre l’ABS non ha bisogno di questa lavorazione) e si vernicia con maggiore difficoltà rispetto all’ABS. Inoltre esistono i cosiddetti materiali blended , ossia miscelati. Si tratta di termoplastiche ottenute da una miscela (in composizione variabile) di policarbonato e ABS.

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Moderator

Continuando il discorso e andando a complicarlo un po', se si vuole salire un po' nella qualità dei materiali esistono i caschi in fibra di vetro o soprattutto in fibra di carbonio.

Vi riporto un po' di informazioni raccattate in giro per la rete.

Le prestazioni migliorano, ma mi pare difficile dire se abbastanza per giustificare costi molto più alti (da 350 a piu di 600 €)

La fibra di carbonio poi non è priva di difetti, anche importanti

Leggete!

Casco In Carbonio o In Fibra?

 

Sono tante le opinioni sulla scelta del casco in carbonio o in fibra.

Per questo motivo infatti, il momento della “scelta del casco” è sempre molto delicato per un motociclista. 

La prima distinzione da fare è rappresentata dalle calotte in fibra di vetro e in fibra composita di alta qualità (kevlar, vetro, carbonio, aramidiche, dyneema ecc.) 

I caschi con calotta esterna, realizzata in fibra di vetro presentano già buone caratteristiche a livello di assorbimento della forza d’impatto e un peso contenuto.

I caschi con calotta realizzata in fibre composite hanno una miglior capacità di distribuzione della forza d’urto, in quanto mix di diversi materiali rendono il prodotto più resistente ed elastico.

Il carbonio è il tessuto più nobile tra quelli utilizzati nello stampaggio delle calotte ed è il più costoso. 

Dotato di una grande capacità di resistenza, quando però viene impregnato di resina diventa molto rigido. 

Ha un’ eccellente capacità di resistenza alle rotture, ma una volta superato il limite di resistenza si spezza sino a frantumarsi. 

Per questo il carbonio non viene mai utilizzato da solo, ma sempre accompagnato da una fibra o da più fibre aramidiche.

Le fibre aramidiche infatti sono praticamente impossibili da rompere anche se sottoposte a forze molto elevate, ecco perché sono le migliori per lo stampaggio della calotta, in quanto anche dopo essere state amalgamate e solidificate grazie all’utilizzo di resine termoindurenti in vinilestere con base epossidica restano elastiche e resistenti. 

A testimoniare questa resistenza troviamo la fibra più conosciuta nel settore motociclistico, realizzata dalla Dupont, il kevlar.

Utilizzato sotto forma di coperte anche dall’esercito Israeliano per far brillare gli esplosivi e attutire l’effetto della deflagrazione. 

Riassumendo:

Tutte le fibre, come dicevamo, sono conosciute per la loro leggerezza e resistenza, ecco perché rappresentano la soluzione migliore per noi motociclisti.

Fibra di carbonio: invecchiamento, degrado, rottura, riparazione

La fibra di carbonio è un materiale estremamente tecnologico e performante, che però mantiene attorno a sé la nomea di prodotto fragile, costoso sì ma poco adatto all’uso ciclistico. A volte, quando parlo con amici, mi viene chiesto: “ma tu, la bici, ce l’hai in carbonio?“, con il tono di chi debba confessare un segreto. È vero, il composito non è eterno e può soffrire l’invecchiamento, degrado e rottura, che sono aspetti che possono spaventare il ciclista. Vediamo quali sono i problemi della fibra di carbonio, come si manifestano, come individuarli per tempo e soprattutto come riparare la fibra di carbonio danneggiata.

Invecchiamento della fibra di carbonio


 

La fibra di carbonio è un materiale composito, che ha una struttura molecolare a catena. Quando questa catena molecolare si modifica per cause interne (dovute a variazioni della struttura polimerica), si assiste a un invecchiamento del materiale, che diventa meno resistente e più fragile, ovvero tende a enfatizzare la rottura di schianto senza dare preavviso né deformarsi.
Le eventualità che conducono all’invecchiamento della fibra possono essere:

 

• Scissione molecolare: un apporto di energia esterna di elevata quantità (come una caduta) può far scindere gli anelli della catena, dando vita così a un punto debole che non ha più le caratteristiche di resistenza della normale fibra;
• Combinazione con radicale libero: all’interno della struttura molecolare della fibra sono presenti elementi esterni che non sono legati a nessun’altra molecola, poiché residui delle lavorazioni o dei trattamenti termici. Questi elementi, definiti radicali liberi, possono legare con le molecole della fibra, dando vita a una struttura nuova che non ha più le caratteristiche precedenti;
• Cross-link: è l’eventualità più temuta, ovvero quando due spezzoni precedentemente combinati (come per esempio una molecola scissa e una legata con un radicale libero) si uniscono tra loro, abbattendo immediatamente le proprietà della fibra;

 

L’invecchiamento si rispecchia quindi in un decadimento delle prestazioni della fibra, che non è più quella originaria a livello molecolare e che in sostanza non è più in grado di reggere i carichi dell’uso ciclistico.

Degrado della fibra di carbonio
 

A differenza dell’invecchiamento, che è dovuto essenzialmente a variazioni interne alla struttura molecolare del composito, il degrado è causato da agenti esterni che, combinandosi con il materiale ne diminuiscono la resistenza.

Ti potrebbero interessare anche i nostri Corsi Bikeitalia di Meccanica Ciclistica: clicca qui!

Le cause principali di degrado sono:
• Irradiamento: la fibra di carbonio soffre l’esposizione al sole, in cui raggi UV penetrano all’interno e vengono assorbiti, dando vita a modifiche a livello molecolare che riducono la resistenza del composito. Per questo la verniciatura di un telaio in fibra di carbonio è una parte fondamentale del processo costruttivo e deve essere effettuata con professionalità e con prodotti adeguati;

• Temperatura: esporre la fibra di carbonio a temperature troppo elevate dà il via a dilatazioni termiche non controllate che ne pregiudicano la funzionalità, così come a veri e propri trattamenti termici che modificano la qualità stessa del composito (infatti le diverse tipologie di fibra vengono ricavate partendo dai medesimi materiali e poi variando la temperatura di trattamento);

• Sollecitazione meccanica: i componenti in carbonio sono anisotropi, ovvero sono progettati per resistere a forze che agiscono parallelamente alla disposizione delle fibre e non a eventuali forze perpendicolari. Quindi, in seguito a colpi, botte, cadute, le fibre possono immagazzinare un’energia eccessiva alla quale non sanno resistere, dando vita alle famose cricche di cui parleremo più avanti;

• Umidità: il composito teme molto l’umidità, poiché eventuali bolle di aria umida rimaste imprigionate nel materiale durante la costruzione potrebbero liquefarsi per via dell’escursione termica, sciogliendo quindi dei sali che produrrebbero un “effetto ghiaccio”, ovvero aumenterebbero di volume dando vita a zone più deboli. Questa situazione viene chiamata “blistering”;

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