Ciao ragazzi purtroppo il tempo è quello che è, quindi per scrivere delle gite che fo in vespa è sempre poco, anche i video sono indietro, ma pian pianino.
Questa volta vi porto le foto di un giretto in vespa totale km 190. Gita a Vitorchiano – 18 maggio 2025 Domenica mattina, 18 maggio.
L’aria profuma già d’estate, anche se il cielo è coperto e le nuvole sembrano cariche di pioggia.
Ogni tanto un raggio filtra, ma nelle zone d’ombra fa quasi freddino.
Si parte lo stesso, perché quando hai una Vespa e un amico con cui condividerla, il meteo diventa solo un dettaglio.
Siamo io e Mauretto, due Vespe e una meta: Vitorchiano.
Lui in sella alla sua GTS bianca, elegante come un bolide da città.
Io sulla mia GTV nera, appena uscita dal concessionario.
Due Vespe, due amici, un solo obiettivo: andare a vedere un Moai dell’Isola di Pasqua, piantato nel cuore della Tuscia.
Verso Vitorchiano
Il viaggio è lento, giusto com’è giusto che sia. Le curve tra i campi verdi e le colline della provincia di Viterbo sembrano ancora più vive sotto il cielo grigio.
Il vento fresco ti entra sotto la giacca, il casco vibra leggero, e ogni tanto un saluto tra motociclisti come se ci si conoscesse da sempre.
Parcheggiamo poco fuori le mura, tra il profumo del timo selvatico e l’odore di motore caldo che si confonde con l’aria umida.
E lì, eccolo: il Moai.
Una sagoma silenziosa, imponente e surreale, scolpita da artisti Rapa Nui che hanno attraversato il mondo per lasciare un pezzo della loro isola lontana proprio qui. Fuori dal tempo, dentro la storia.
Lo guardiamo per un po’ senza parlare. È strano come qualcosa di così esotico possa sembrare perfettamente a casa, proprio accanto alle mura medievali di un borgo italiano.
L’opera venne realizzata a Vitorchiano nel 1990 dalla famiglia Atan, composta da 19 persone provenienti da Rapa Nui.
La motivazione nacque durante la trasmissione RAI Alla ricerca dell’arca, del giornalista Mino D’Amato, con l’intento di promuovere il restauro dei Moai originali.
Vitorchiano, patria del peperino — pietra vulcanica simile a quella di Rapa Nui — fu individuato come luogo ideale.
Grazie a un accordo tra la RAI, l’Amministrazione Comunale e la cava Anselmi, nel gennaio 1990 la famiglia Atan scolpì un Moai autentico, usando le stesse tecniche ancestrali: asce e pietre.
Questa è l’unica scultura Moai in pietra di dimensioni originali esistente al di fuori dell’Isola di Pasqua.
Il Borgo (più bello d’Italia… come tutti)
Entriamo nel paese. Vitorchiano non delude mai.
Le sue stradine strette, i balconi fioriti, le pietre antiche che parlano con l’eco della storia.
Qualcuno in piazza legge il giornale sotto un portico, qualcun altro sistema i tavoli di un’osteria, sperando che la pioggia tenga ancora un po’.
— "Un altro dei borghi più belli d’Italia," commenta Mauretto con una risata. "Siamo pieni."
— "Ormai, se non sei il più bello, non esisti," rispondo.
Ma la verità è che, anche se lo dicono tutti, qui la bellezza è autentica. Sincera. Una bellezza che non ha bisogno di slogan.
Pranzo, chiacchiere e ritorno
Pranziamo proprio fuori le mura. Non ho fatto foto questa volta, ma il cibo — fidatevi — non era niente male.
Solo la sfogliatella… vabbe’, non siamo a Napoli. E si sa, solo lì le fanno veramente buone.
Si ride, si parla della vita, delle Vespe, dei prossimi viaggi.
E di quanto in fondo basti poco: un amico, una strada, un motore che borbotta e un cielo che, anche se minaccia pioggia, non spegne il sorriso.
Il pomeriggio passa lento.
Torniamo con le nuvole dietro, i caschi un po’ più umidi, ma i cuori leggeri.
E mentre la strada scorre sotto le ruote, mi rendo conto che questi momenti — così semplici — sono quelli che restano.
Ciao ragazzi purtroppo il tempo è quello che è, quindi per scrivere delle gite che fo in vespa è sempre poco, anche i video sono indietro, ma pian pianino.
Questa volta vi porto le foto di un giretto in vespa totale km 190.
Gita a Vitorchiano – 18 maggio 2025
Domenica mattina, 18 maggio.
L’aria profuma già d’estate, anche se il cielo è coperto e le nuvole sembrano cariche di pioggia.
Ogni tanto un raggio filtra, ma nelle zone d’ombra fa quasi freddino.
Si parte lo stesso, perché quando hai una Vespa e un amico con cui condividerla, il meteo diventa solo un dettaglio.
Siamo io e Mauretto, due Vespe e una meta: Vitorchiano.
Lui in sella alla sua GTS bianca, elegante come un bolide da città.
Io sulla mia GTV nera, appena uscita dal concessionario.
Due Vespe, due amici, un solo obiettivo: andare a vedere un Moai dell’Isola di Pasqua, piantato nel cuore della Tuscia.
Verso Vitorchiano
Il viaggio è lento, giusto com’è giusto che sia. Le curve tra i campi verdi e le colline della provincia di Viterbo sembrano ancora più vive sotto il cielo grigio.






Il vento fresco ti entra sotto la giacca, il casco vibra leggero, e ogni tanto un saluto tra motociclisti come se ci si conoscesse da sempre.
Parcheggiamo poco fuori le mura, tra il profumo del timo selvatico e l’odore di motore caldo che si confonde con l’aria umida.
E lì, eccolo: il Moai.
Una sagoma silenziosa, imponente e surreale, scolpita da artisti Rapa Nui che hanno attraversato il mondo per lasciare un pezzo della loro isola lontana proprio qui.
Fuori dal tempo, dentro la storia.
Lo guardiamo per un po’ senza parlare. È strano come qualcosa di così esotico possa sembrare perfettamente a casa, proprio accanto alle mura medievali di un borgo italiano.
L’opera venne realizzata a Vitorchiano nel 1990 dalla famiglia Atan, composta da 19 persone provenienti da Rapa Nui.
La motivazione nacque durante la trasmissione RAI Alla ricerca dell’arca, del giornalista Mino D’Amato, con l’intento di promuovere il restauro dei Moai originali.
Vitorchiano, patria del peperino — pietra vulcanica simile a quella di Rapa Nui — fu individuato come luogo ideale.
Grazie a un accordo tra la RAI, l’Amministrazione Comunale e la cava Anselmi, nel gennaio 1990 la famiglia Atan scolpì un Moai autentico, usando le stesse tecniche ancestrali: asce e pietre.
Questa è l’unica scultura Moai in pietra di dimensioni originali esistente al di fuori dell’Isola di Pasqua.
Il Borgo (più bello d’Italia… come tutti)
Entriamo nel paese. Vitorchiano non delude mai.
Le sue stradine strette, i balconi fioriti, le pietre antiche che parlano con l’eco della storia.
Qualcuno in piazza legge il giornale sotto un portico, qualcun altro sistema i tavoli di un’osteria, sperando che la pioggia tenga ancora un po’.
— "Un altro dei borghi più belli d’Italia," commenta Mauretto con una risata. "Siamo pieni."
— "Ormai, se non sei il più bello, non esisti," rispondo.
Ma la verità è che, anche se lo dicono tutti, qui la bellezza è autentica. Sincera. Una bellezza che non ha bisogno di slogan.




































Pranzo, chiacchiere e ritorno
Pranziamo proprio fuori le mura.
Non ho fatto foto questa volta, ma il cibo — fidatevi — non era niente male.
Solo la sfogliatella… vabbe’, non siamo a Napoli. E si sa, solo lì le fanno veramente buone.
Si ride, si parla della vita, delle Vespe, dei prossimi viaggi.
E di quanto in fondo basti poco: un amico, una strada, un motore che borbotta e un cielo che, anche se minaccia pioggia, non spegne il sorriso.
Il pomeriggio passa lento.
Torniamo con le nuvole dietro, i caschi un po’ più umidi, ma i cuori leggeri.
E mentre la strada scorre sotto le ruote, mi rendo conto che questi momenti — così semplici — sono quelli che restano.